Gli archivi di moda conservano i prodotti di un brand, e sono strumento strategico che comunica il prodotto, l’heritage.
Conservare prodotti la cui fruizione è strettamente collegata a esigenze produttive, si distingue dalla conservazione di un bene culturale. È la specificità dell’archivio di moda, conservare per concorrere alla produzione di nuovi beni di consumo.
Conoscere per ri-produrre. Dalle iniziali musealizzazioni dei prodotti di moda, spinti dalle fashion exhibition e dai fashion studies, alla strutturazione delle attività di conservazione dei beni d’impresa.
La moda “archiviata” è anche un bene di consumo culturale? In cosa il suo essere strumentale all’ideazione di nuovi prodotti ne definisce la fattispecie di bene testimoniale?
La riorganizzazione del patrimonio produttivo aziendale nella forma archivio avviene in parallelo alla musealizzazione dei prodotti industriali, il fashion archive. Ne valorizza la componente culturale, insieme a quella che rimane la primaria funzione dell’archivio d’impresa, conservare per produrre.
La selezione di tecniche di conservazione e classificazione proprie dei musei, e degli “archivi culturali”, definisce prassi specifiche per i fashion archive. E ne avvia la de-musealizzazione.
Autrice
Federica Fornaciari è storica dell’arte e della moda. Dal 2001 lavora con Max Mara, ed è Chief Curator di BAI MaxMara, Fashion Library and Archive dedicato all’innovazione e alla ricerca. Dopo la laurea e il diploma di specializzazione in Storia dell’Arte a Bologna, consegue un master in Economia Culturale alla Bocconi di Milano e in Diritto dei Beni Culturali a Ravenna. Collabora dal 1996 con Musei e Fondazioni, in qualità di Assistant Curator. Partecipa a comitati scientifici di eventi e mostre. È autrice di saggi critici d’arte, moda e design, e su tematiche relative all’heritage brand e agli archivi di moda, con particolare riferimento alle metodologie d’archiviazione e conservazione.